LA RICERCA
Arrabbiarsi fa morire prima dei 70 anni, la conferma da uno studio Usa
di Antonio Bonanata
Arrabbiarsi fa morire prima dei 70 anni, la conferma da uno studio Usa

La prossima volta, prima di arrabbiarvi per il traffico caotico o per qualche altro inconveniente quotidiano, pensateci due volte. Fate un bel respiro e cercate di calmarvi. Potreste evitare una morte precoce, o comunque prima di aver compiuto 70 anni.

Un gruppo di ricercatori dell’Iowa State University ha infatti condotto uno studio in cui è stato evidenziato che chi ha una maggiore facilità nell’inalberarsi aumenta significativamente il rischio di morire per cause legate a disturbi cardiovascolari, quali infarto o ipertensione. Avere un carattere fumantino, si sa, predispone agli scatti d’ira e non fa bene sia al corpo che alla mente. La novità di questa ricerca sta nel calcolo degli anni che intercorrono tra episodi di arrabbiatura e la morte: se, ad esempio, si compromette la propria salute intorno ai 35 anni, somatizzando sentimenti negativi prodotti dall’umore, è più probabile che la morte sopraggiunga nei successivi 35.

I ricercatori hanno associato il fattore “ira” ad altri che ugualmente hanno un peso notevole nel danneggiare il benessere, quali lo status economico, la condizione famigliare, se si è fumatori oppure no. Lo studio, pubblicato sulla rivista Social Science & Medicine, non spiega perché il carattere irascibile porti più facilmente a una morte precoce; esso, infatti, parte dal presupposto che già in analisi precedenti si era collegata la rabbia con una varietà di processi psico-somatici negativi. Tra questi, l’arteriosclerosi e gli infarti cardiaci. «Ciò suggerisce – hanno scritto gli autori dello studio – che la somatizzazione dell’ira attraverso passaggi psicologici possa essere responsabile della comprovata associazione tra l’ira stessa e la mortalità».

Per condurre la ricerca, sono stati utilizzati i dati di un campione rappresentativo su scala nazionale di 1307 maschi adulti, lungo un arco temporale di 40 anni (1968-2007). Tra il ’68 e il ’72 è stato chiesto annualmente ai pazienti che rapporto avessero con la rabbia, se fosse abbastanza facile farli inalberare o se ci volesse un po’. I soggetti dello studio avevano tra i 20 e i 40 anni, con un’età media nel 1972 di 34 anni e mezzo. Gli scienziati hanno concluso che chi si trovava nel primo quartile (cioè chi si arrabbiava più spesso e più facilmente) correva un rischio 1,57 volte maggiore rispetto a chi era più calmo e si innervosiva con più difficoltà.

Spiega lo psicologo Graham Price, che si è occupato di problemi legati all’ira: «Le persone più predisposte ad arrabbiarsi hanno sedimentato dentro di sé convinzioni estreme legate a forme d’ingiustizia, probabilmente innescate da esperienze negative vissute in passato, quasi certamente rafforzate da espressioni di rabbia eccessive, esternate per lungo tempo». Da qui il dottor Price suggerisce: «Un modo per rilassarsi consiste nell’accettare questi sentimenti, ricorrendo a forme di auto-consapevolezza, e cercando di trattenere l’esplosione rabbiosa». Egli inoltre aggiunge che «la rabbia è una forma di stress, e lo stress aumenta i livelli di cortisolo nella pressione sanguigna».

Altri studi hanno mostrato che se la rabbia, o altre manifestazioni di stress, viene mantenuta ad alti livelli per troppo tempo, l’impatto negativo sulla salute è inevitabile. Non si deve dimenticare di distinguere tra vari tipi d’ira: la rabbia, infatti, non si esprime sempre allo stesso modo.

Martedì 6 Ottobre 2015, 18:54
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