L'INTERVISTA
Incubo attentati, come gestire la paura nella vita di tutti i giorni
di Alessandro Tittozzi
Anna Maria Giannini

Dopo Parigi, Bruxelles. Le immagini raccapriccianti di questa mattina del doppio attentato nella capitale belga sono arrivate in tempo reale nelle nostre case e in quelle di tutto il mondo. Ancora una volta il terrore  e la  lunga scia di sangue lasciate nell’aeroporto Zaventem e nella stazione Maalbeek hanno gelato il cuore di tutti quei cittadini che si sentono impotenti di fronte all’avanzata barbara dell’Isis. E l’incapacità di affrontare il nemico con mezzi convenzionali, spesso sfocia nella paura e nello sgomento di non poter far nulla per salvare il prossimo.

Una fobia, quella degli attentati terroristici, che comincia ad interessare anche chi, per il momento, ha vissuto tutto da lontano. Per capire come gestire il panico in questi momenti di orrore e spavento, ne abbiamo parlato con Anna Maria Giannini, docente di psicologia all’Università La Sapienza e membro dell’Ordine degli psicologi del Lazio.

«Queste azioni di guerra influiscono su di noi per la modalità e i luoghi in cui si svolgono. Hanno un’influenza molto consistente sulla nostra psiche e chiunque non può temere i luoghi pericolosi come un aeroporto o una stazione». Ma si può controllare la paura? «C’è assoluta necessità di controllarla – spiega la dottoressa Giannini - è necessario cambiare il meno possibile i nostri comportamenti per non cedere al terrore. Bisogna mantenere quella razionalità che ci permette di condurre le nostre azioni quotidiane».

Come spiegare ai più piccoli quello che è successo e sta succedendo? «E’ opportuno non indurre loro delle paure – conclude la psicologa – è bene comunicare con un linguaggio appropriato, dando loro delle informazioni di protezione e non facendoli sentire a rischio. Non devono sentirsi in esposizione non controllata ma sempre sotto tutela e accanto a discorsi di rassicurazione perché il bambino può recepirli bene».

Martedì 22 Marzo 2016, 18:35
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