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Sigarette elettroniche, via il divieto nei luoghi pubblici. Polemiche
È rimasto «molto sorpreso» dalla cancellazione del divieto nei luoghi pubblici delle sigarette elettroniche Girolamo Sirchia, ex ministro della Sanità e attuale presidente della Consulta nazionale sul Tabagismo nonché autore della legge del 2003 con la quale è stato introdotto in Italia il divieto di fumo nei luoghi pubblici. La notizia dell'abolizione del divieto, anticipata due giorni fa dall'agenzia di stampa parlamentare Public Policy e subito rilanciata dal Messaggero.it, sta sollevando non poche polemiche anche tra le associazioni dei consumatori.

Sirchia. «Prima una tassazione fuori misura e adesso quello che sembra una sorta di compensazione, sembra una gara a chi fa peggio - ha detto Sirchia, aggiungendo di essere rimasto
«molto sorpreso da quello che sembra un blitz. È un cattivo provvedimento, non certo mirato alla salute pubblica, anche nella parte che riguarda la liberalizzazione della pubblicità. Non è certo una immagine edificante quella di una persona che fuma, anche se si tratta di una sigaretta finta. È una brutta immagine. Sono favorevole alla sigaretta elettronica - continua l'ex ministro della Sanità - quando viene usata come presidio per smettere di fumare. Certo è meno dannosa della nicotina combusta della sigaretta tradizionale. Però non si può costringere chi ti sta accanto a respirare vapori che possono essere anche di nicotina. Certo adesso è diventato legge, ma speriamo il divieto che si possa recuperare», conclude Sirchia.

Galan difende il provvedimento. «Nessuna svista», bensì la «correzione di un eccesso di proibizione», in primo luogo per la pubblicità, si difende il presidente della commissione Cultura della Camera Giancarlo Galan (Pdl), autore dell'emendamento al decreto Istruzione, ora convertito in legge, che ha cancellato il divieto di utilizzo della sigaretta elettronica nei luoghi pubblici, introdotto a giugno con il decreto Iva-Lavoro. «L'emendamento al Decreto Istruzione - spiega Galan - voleva correggere una situazione venutasi a creare con il decreto di luglio che era eccessivamente restrittivo e per esempio proibiva di fatto la pubblicità persino sulle vetrine dei negozi che vendono le sigarette elettroniche. Le norme erano più restrittive di quelle per il tabacco e il testo, che è stato riformulato tre volte, originariamente chiedeva semplicemente l'equiparazione delle sigarette elettroniche con quelle tradizionali». L'emendamento «4.25», approvato dai deputati il 23 ottobre scorso, stralcia l'ultima parte del comma 10-bis dell'articolo 51 della legge Sirchia (introdotto appunto con il dl Iva-Lavoro), con la quale erano state applicate alle sigarette elettroniche le norme «in materia di tutela della salute dei non fumatori» previste per i tabacchi. Cancellando proprio quest'ultima frase di fatto viene reso possibile 'svaparè la 'bionda elettronicà dove invece permane il divieto per le sigarette tradizionali: uffici, ristoranti, cinema, mezzi pubblici e bar. L'e-cig rimane invece vietata nelle scuole, in virtù della norma introdotta dallo stesso decreto Istruzione.

Il codacons. «Siamo contrari all'assenza di qualsiasi divieto per le e-cig nei luoghi pubblici come bar, autobus e uffici e da tempo chiediamo una normativa che regolarizzi il settore delle sigarette elettroniche, paragonandole dal punto di vista dei divieti alle normali sigarette», afferma in una nota il presidente di Codacons, Carlo Rienzi, «molto critico» verso l'emendamento al Decreto Istruzione di Giancarlo Galan che di fatto liberalizza le sigarette elettroniche in tutti i luoghi pubblici. «Al momento mancano certezze scientifiche sugli effetti delle e-cigarette per la salute dei fumatori e per chi respira le 'svapatè altrui - aggiunge Rienzi - ma il principio di precauzione vorrebbe che, in questa fase di grande incertezza, la salute dei cittadini sia messa prima di qualsiasi altro interesse. Se quindi è giusto consentire la pubblicità a tali prodotti limitatamente ai negozi specializzati, dall'altro si rende necessario applicare alle sigarette elettroniche gli stessi divieti esistenti per i prodotti da fumo, in attesa di evidenze scientifiche ufficiali», conclude il presidente di Codacons.
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