FECONDAZIONE
Coppie che desiderano un figlio: raccontarsi on line
di Antonio Caperna
Coppie che desiderano un figlio: raccontarsi on line

Coppie che desiderano un figlio: il web consente di uscire dalla solitudine. Offre un'intimità che facilita l'espressione e la condivisione del vissuto di infertilità. Da questa esigenza nasce “Parole fertili” (www.parolefertili.it) un nuovo progetto dedicato alla condivisione di storie sulla ricerca di un figlio.
Uno spazio on line, con supporto non condizionato di Ibsa Pma, in cui il raccontarsi senza filtri, aperto a tutte le storie, anche le più difficili, anche a quelle di chi, senza figli, cerca altre modalità di reinventarsi fertile.

«La difficoltà o l'impossibilità a generare è vissuta come un tabù. A differenza di altre patologie, nell'infertilità si diventa pazienti solo nel momento in cui si desidera un figlio - spiega Cristina Cenci, antropologa fondatrice del Center for digital health humanities - Molte donne scrivono, ma molte di più sono quelle che leggono le storie di altre. Al momento tra le nostre storie il grande assente è l'uomo, intrappolato in un silenzio che nasce dal rifiuto del fallimento, che spesso porta anche al rifiuto della diagnosi».

«Il servizio sanitario pone dei limiti alla prestazioni della fecondazione assistita, ma l'esperienza clinica ci dice che ciò che non è avvenuto in tre cicli può succedere in quelli successivi e, ovviamente, più tentativi corrispondono a maggiori possibilità di successo. Gli studi che hanno portato a limitare a tre i cicli sono stati smentiti da altri dati di letteratura. Alla coppia, bisognerebbe dare la possibilità di tentare protocolli diversi e terapie diverse, per aumentare le motivazioni a ripetere i cicli» spiega Andrea Borini, presidente della Società italiana di fertilità e sterilità, Sifes e Mr.

Ma si evidenzia anche un altro ostacolo: la paura, lo stress, l'essere messi ogni volta di fronte alle proprie difficoltà porta quasi il 50% delle coppie ad abbandonare il percorso prima del termine dei cicli previsti. Il progetto Ibsa Mpa ha lo scopo di promuovere una nuova generazione di ormoni di derivazione umana, che assomigliano strettamente alle specie molecolari prodotte naturalmente. E' il caso di un farmaco utilizzato per la supplementazione della fase luteale nella procreazione assistita e nei cicli di ovodonazione, così come le gonadotropine, utilizzate nella stimolazione ovarica.

«Ad oggi le terapie per l'infertilità sono sempre più personalizzate - aggiunge Rossella Nappi ginecologa all'Università di Pavia - Gli ormoni, tanto spesso demonizzati e associati erroneamente a conseguenze negative per la salute non causano tumori ma, in certi casi, li prevengono. La Pma rappresenta un'area delicata e la richiesta delle donne è sempre più rivolta a prodotti efficaci, allo stesso tempo naturali e ben tollerati».

Sabato 3 Dicembre 2016, 23:46
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