John Hemingway, pilota della Raf abbattuto a Ferrara. «A salvarlo dai nazisti nel 1945 fu mia madre Carla»

L'unico sopravvissuto della Battaglia di Inghilterra ha 104 anni e aveva raccontato dell'aiuto determinante di un bambina di Copparo per sfuggire ai tedeschi

John Hemingway, pilota della Raf abbattuto a Ferrara: a salvarlo dai nazisti nel 1945 è stata Carla Fabbri, 10 anni
di Paolo Ricci Bitti
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Giovedì 14 Dicembre 2023, 10:10 - Ultimo aggiornamento: 19 Dicembre, 11:01

John Hemingway, pilota della Raf e unico sopravvissuto della Battaglia d'Inghilterra, è arrivato a 104 anni anche grazie a Carla Fabbri, di Coccanile di Copparo (Ferrara), che nell'aprile del 1945, ultimi scampoli della campagna di liberazione dell'Italia, aveva 10 anni.

«Ma era molto minuta, possibile che sia stata considerata più giovane da quel soldato», dice Lina, 61 anni, figlia della donna nella cui casa venne nascosto, sfidando le rappresaglie delle truppe naziste, il pilota irlandese della Royal Air Force che precipitò nella bassa ferrarese dopo essere stato abbattuto dalla contraerea. Era la quarta volta che il capitano veniva tirato giù, ma in quelle ore - ha raccontato - se l'era vista brutta davvero perché per la prima volta rischiava di finire nelle mani dei tedeschi che, in rotta verso nord, non facevano prigionieri.

I nazisti cercavano quel pilota il cui era aereo era caduto, abbastanza intatto, in un campo a due chilometri dalla casa dove abitava Lina Fabbri: Hemingway era assai frastornato dopo essere atterrato bruscamente col paracadute con un lancio disperato da non più di 300 metri di quota. Le truppe tedesche perquisivano le case minacciando di uccidere tutti: allora di notte John, uno spilungone, vestito con gli abiti di un contadino alto la metà di lui, venne affidato a una bimba di - riteneva - 7 anni. La piccola, abilissima, guidò il “papà” per molte ore nel buio per attraversare la linea del fronte, che in quelle ore cambiava rapidamente, e recapitare il pilota agli angloamericani. Missione compiuta.

«Per tutte quelle ore ho avuto una paura fottuta non per la mia vita, ma ero terrorizzato di diventare la causa della morte di quella bimba così coraggiosa». L'irlandese, celebratissimo talismano in Inghilterra e in Irlanda di ogni anniversario della battaglia che cambiò le sorti della seconda guerra mondiale, aveva poi perso ogni traccia di quella bambina.

Ora, grazie al lavoro assai qualificato degli Archeologi dell'Aria di Copparo e a quello del comune ferrarese  (sedicimila abitanti a nord est di Ferrara), si può dire con buone probabilità che quella bambina fosse proprio Carla Fabbri. La ricerca di quel nome è iniziata la ricerca dopo la pubblicazione sul Messaggero del 10 dicembre della storia di John Hemingway, di nuovo residente a Dublino dopo numerosi anni trascorsi in Canada con la moglie e tre figli.

«Grazie ai rapporti della Raf - dicono Fabio Raimondi e Gianluca Mazzanti, degli Archeologi dell'Aria, protagonisti con un gruppo di volontari di numerosi e complicati ritrovamenti di aerei e dei resti di equipaggi della seconda guerra mondiale nella zona di Ferrara - abbiamo ricostruito l'abbattimento di Hemingway del 23 aprile (Ferrara venne liberata il 24, ndr). Il suo Spitfire faceva parte di una formazione di 4 velivoli decollati da Ravenna e diretti a mitragliare una colonna corazzata tedesca nel rodigino. Il caccia del pilota irlandese è stato colpito nella fase di rientro a sud. Possiamo escludere quasi del tutto che vi fossero in quella data e in quella zona singoli soldati inglesi, ovvero fanti degli Alleati oltre la linea del fronte in territorio insomma tedesco».

«Inoltre - continua Cristina Romagnoli, meticolosa addetta alla comunicazione del Comune di Copparo - abbiamo vagliato in questi giorni numerose segnalazioni: dopo l'uscita dell'articolo del Messaggero ce ne sono state numerose, ma alla fine quella della signora Volpi Saro ci sembra proprio la più attendibile. Restiamo comunque pronti ad ascoltare altre testimonianze: la storia di quel pilota ha innescato molte emozioni».

La favola della buonanotte

«Per me e mia sorella - dice Lina Volpi, dirigente d'azienda - quella storia era in realtà la favola della buonanotte. Mia madre Carla, Giancarla in realtà, figlia di Lino Fabbri e Maria, ha sempre lavorato in campagna a Coccanile, dove abitava, anche dopo il matrimonio con mio padre, imprenditore edile. Allora, per farci addormentare ci raccontava dell'emozione dell'arrivo di quel "soldato inglese" nella loro casa mentre riecheggiavano tutto attorno le cannonate del fronte. Più che i dettagli si ricordava le emozioni, la paura soprattutto perché lei già capiva che tenere in casa quell'uomo era molto pericoloso e tutti facevano in modo che all'esterno non si notasse. Va ricordato anche gli Alleati in quel momento erano i liberatori, ma fino all'8 settembre 1943 erano i nemici: i miei nonni avevano avuto 10 figli, compresa mia madre che era la più piccola, e molti di loro non erano tornati dal fronte, insomma erano stati uccisi proprio dagli Alleati.

Si può immaginare allora il clima di quel periodo nelle case dei nostri nonni, dei nostri genitori reduci per di più da un inverno durissimo, molto rigido, in attesa della liberazione che non arrivava mai».

Carla Fabbri con la figlia Lina

«In casa da mangiare non c'era molto, ma si diedero da fare per sfamare quel soldato con cui non era proprio possibile comunicare se non a gesti per le questione essenziali. Sì, aveva fame, raccontava a me e a mia sorella, e gli prepararono la cena con tutto quello che trovarono prima di aiutarlo a scappare. "Lui mangiava alla luce delle lampade a petrolio" e noi tutto intorno a guardare quel signore venuto da chissà dove. Stava bene, sorrideva, ma non riuscivano a comunicare. E poi c'era il terrore che i tedeschi lo trovassero e ce la facessero pagare". Ecco il racconto di mia madre: sotto le coperte, prima di addormentarci, io mia sorella sentivamo un po' di quella paura che nostra madre aveva provato quella notte. Sono sincera, di più non so, non pretendo certo che mamma Carla, scomparsa 10 anni fa, due anni prima di papà, sia proprio la bambina indicata da quel pilota di cui ho letto. Ma certo che appena ho sentito di quella storia ho sentito una botta al cuore: mi sono seduta e mi sono ripetuta di nuovo la storia del soldato inglese nella casa di Coccanile che è ancora lì. Era molto indecisa se contattare il Comune, ma poi ho trovato persone molto attente e disposte ad ascoltarmi. Credo che mia madre ne sia contenta. Se poi mi vuole ascolare anche quel pilota che ho scoperto irlandese ne sarò felice».

«Non possiamo avere certezze - dicono ancora gli Archeologi dell'Aria che avevano già recuperato alcuni frammenti dello  "Spit" di Hemingway - ma al momento, esaminate numerose segnalazioni, la storia della signora Lina ci sembra altamente attendibile. Può essere che altre persone abbiano contributo alla salvezza del pilota ricercato dai tedeschi e chissà che non si facciamo avanti: loro o i loro familiari. Non continuiamo comunque a fare ricerche».

E ancora la nota del Comune di Copparo: «La testimonianza di Lina è stata incrociata con quelle di alcuni altri abitanti: Guglielmo ricorda che al pilota erano stati forniti i vestiti indossati dai contadini locali e Anna Maria, che allora aveva sette anni, conferma che erano poche le bambine di quella fascia d’età in paese, fra cui proprio Carla. Gli Archeologi dell’Aria hanno inoltre analizzato mappe e rapporti aerei: l’associazione peraltro conserva pezzi della carlinga e bossoli del caccia che i volontari hanno localizzato nel 2016, grazie alla dinamica dello schianto confermata dai frammenti e alla documentazione militare, e di cui hanno affrontato la ricerca di superficie nel 2017. La conclusione è che Carla poteva essere la bimba che ha portato in salvo John".

La storia

Già erano pochi piloti, ma alla fine ne è restato solo uno e quell’unico deve la vita al coraggio, alla fortuna e anche a una bimba di 7 anni di Copparo, a nord est di Ferrara. E pensare che in Inghilterra, dove pure sono parecchio meticolosi nell’onorare la memoria dei valorosi, avevano perso le tracce di John Hemingway, per tutti "Paddy", nato il 17 luglio 1919 a Dartry, sobborgo di Dublino, dove è tornato ad abitare nel 2011 dopo una lunga carriera militare e alcuni anni spesi in Canada con la moglie e tre figli. Fatto sta che la Royal Air Force non l’aveva incluso nell’elenco degli eroi da celebrare durante gli impettiti e commoventi anniversari della Battaglia d’Inghilterra, lo scontro nei cieli della Manica da cui dipendeva la sorte della guerra scatenata da Hitler. «Guardate che mio padre John ha passato i 100 anni ed è ancora molto lucido» telefonò uno dei figli del veterano al comando della Raf.

 


LA FRASE


«Mai, nel campo dei conflitti umani, così tanti dovettero così tanto a così pochi» è la celeberrima frase che il Primo Ministro Winston Churchill pronunciò il 20 agosto 1940 dopo che due giorni prima “The Few” (i pochi) avevano respinto la più massiccia ondata di incursioni della Luftwaffe nonostante la smisurata differenza di forze a favore dei nazisti. Ecco, “Paddy” Hemingway era uno di quei “pochi”. Di fatto la linea Caccia della Raf comprendeva un migliaio di piloti in gran parte giovanissimi e con scarso addestramento che si alternavano ai comandi di poco più di 700 fra Hurricane e Spitfire.

I registri della Royal Air Force, compresi i piloti dei bombardieri e degli aerei di collegamento e ricognizione, annotano 2.937 nomi legati a quei cruciali duelli avvenuti fra l’agosto e il settembre del 1940. I piloti degli aerei con la coccarda blubiancarossa piansero 544 caduti e 422 feriti, ma ai tedeschi, che schieravano il triplo dei velivoli, andò assai peggio: 2.700 piloti morti, quasi mille catturati. Una vittoria inglese che cambiò il destino del mondo e il cui unico sopravvissuto è adesso John Hemingway. “Paddy” è entrato nel 105esimo anno di vita e ricorda come se fosse ieri sia l’emozione di arruolarsi nella Raf nel 1938, sia la soddisfazione amara («Vedevo negli occhi i piloti tedeschi con cui duellavamo») del primo successo l’11 maggio 1940 - un Dornier Do 17 abbattuto con brevi raffiche delle mitraglie calibro 20 di un Hurricane dell’85° Squadrone - sia il terrore mentre precipitava tirato giù nello stessa giorno dalla contraerea.


FORTUNA


«Che posso dire se non di essere un irlandese dannatamente fortunato? Non ho consigli da dare ai piloti se non quello di nascere in Irlanda», risponde “Paddy” durante le cerimonie allestite ogni anno dalla Raf in suo onore durante le quali indossa di nuovo la divisa con la Distinguished Flying Cross appuntata sulla giacca da re Giorgio VI. Quest’anno ha aggiunto che conta di arrivare al 2026, quando sarà terminato il restauro di uno dei “suoi” Hurricane che si fracassò al suolo nell’estuario del Tamigi. 


Fortunato davvero, l’irlandese, perché venne abbattuto quattro volte durante la guerra, due volte solo nell’agosto 1940 nei giorni più massacranti della Battaglia di Inghilterra con quattro o cinque “uscite” dall’alba al tramonto per poi contarsi, sempre più “pochi”, la notte nelle baracche allestite a fianco dei campi di volo.

«Il 26 agosto pensavo proprio che fosse finita: da due ore e mezzo galleggiavo nella Manica e non sentivo più le gambe e le braccia per il freddo: le barche di soccorso non mi vedevano, ma sono irlandese e allora un battello venne quasi a sbattermi addosso». Fortunato, allora, ma anche molto abile. «Un ottimo pilota davvero» diceva di lui il comandante dell’85°, ovvero l’asso Peter Townsend, poi mancato marito della principessa Margaret, sorella della futura regina Elisabetta II.


QUADRIFOGLI
Di quadrifogli in tasca il capitano John Hemingway ne portò anche quando venne rischierato con il 43° squadrone in Italia dal settembre 1944. La primavera seguente, in aprile, a una manciata di giorni dalla fine della guerra, decollò con uno Spitfire MkIX da Ravenna per colpire una colonna corazzata tedesca dalle parti di Ferrara, ma il caccia venne colpito dalla contraerea. Ancora tramortito per l’atterraggio con il paracadute (si lanciò da poco più di 300 metri, un gesto lucido quanto disperato), stava per essere fatto prigioniero dai tedeschi quando una famiglia di Copparo (Ferrara) lo nascose con l’aiuto della Resistenza.

Solo che i nazisti cercavano quel pilota e perquisivano le case minacciando di uccidere tutti: allora di notte John, uno spilungone, vestito con gli abiti di un contadino alto la metà di lui, venne affidato a una bimba di 7 anni. La piccola, abilissima, guidò il “papà” per molte ore nel buio per attraversare la linea del fronte e recapitare il pilota agli angloamericani. Missione compiuta.

«Per tutte quelle ore ho avuto una paura fottuta non per la mia vita, sono irlandese, ma ero terrorizzato di diventare la causa della morte di quella bimba così coraggiosa».

Dov’è adesso quella “bimba” di 85 anni? C’è ancora oppure ci sono suoi figli o suoi familiari? Da Dublino arriva un appello: «Fatevi sentire da Copparo, l’ultimo sopravvissuto della Battaglia di Inghilterra vi deve la vita».

Paolo Ricci Bitti

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